Oscurata
Rita Stanzione
1941 poesie pubblicate
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Il pittore anneriva il pennello
in un raptus di perdizione
su tela
L’attrito svegliò il vicinato
qualche stella cadde dal cosmo
e crepe rapirono l’aria
Un’ubriachezza maligna
s’era fatta padrona
si cibò il vuoto, e spavaldo
sparse la morte presunta
Cadde il pittore, punto dal fuso
dell’oscurità
Il caos richiuse la porta e vi scrisse
-regni per sempre oltre la soglia
il secondo principio della termodinamica-
Drappi di lutto sull’arte
vegliarono
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
Commenti (2)
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Clara Gismondi26 novembre 2011
Nella fiaba la morte assurge a vita... Qui anche l'arte viene avviluppata e scompare nella stessa tela... In effetti... che non accada! Ben scritta!
B
Barba27 novembre 2011
Una scrittura mirabile, un analisi sensibile e spietata. Profonda, molto profonda questa Poesia, mi evoca ricordi su ricordi. La conservo per rara bellezza poetica.

