Lui non poteva sapere
Stefano Drakul Canepa
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Poche carezze
potevano morire
quella sera
Lui non poteva sapere delle tue tue sere vuote
e delle lacrime, dei tanti giorni passati in gabbia
a morire e maledire i confini del vento, a sentire
la musica attraverso un vetro senza mai danzare.
Lui non poteva vedere le tue palpebre socchiuse
e ormai ferite dal buio dell'inganno, i passi vuoti
ed i silenzi lasciati sbocciare per coprire i gesti,
le tante strade senza mai giungere al tetro nulla.
Tu restavi in attesa, forse in sollievo per i pochi
baci rubati al barlume di un'oscurità in eterna fuga
ed il mattino che ancora esitava in luce incerta.
Lui non poteva arrivare dove tu non eri mai stata.
Tu vibravi in germoglio, rosa nera colta nel sole
dei primi giorni d'autunno, solo sfiorata dalle piogge
che insistendo avevano diluito le gioie e le passioni.
Dolci le speranze, profumi inattesi di un sospiro.
Lui non poteva vivere nella tenebra dove tu morivi.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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lucia curiale28 novembre 2011
Sensazione strana quella che mi assale dopo la lettura di simile componimento: di ansia, angoscia e smarrimento per la constatazione che a volte l'uomo, pur avvertendo la maestosità di un sentimento, lo lascia morire per timore d'esser troppo coinvolto. Ovviamente è una lettura puramente personale. Grande scritto che suscita tante riflessioni. Complimenti.

