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Cronaca 3 dicembre 2011 · lettura 2 min · 1846 letture

La signora Elsa

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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La signora Elsa da dieci anni non usciva a far la spesa: scivolata nell’ebetudine totale non rideva più quando Orlando la metteva sul divano davanti alla tivù. Non ricordava di aver avuto figli e non riconosceva la lattaia, e qualche volta cercava per la casa la mamma morta nel sessantatre. Orlando sapeva come fare a distoglierla da certe sue paure oscure ed inattese e le parlava sussurrando piano senza pretendere risposte. Lei lo guardava come fosse un forestiero e si lasciava subito ammansire dalla sua voce calma. Lui la lavava e la vestiva, e pettinava i suoi capelli grigi, preparava il caffè e andava a far la spesa, portandole ogni volta un sacchettino di gelatine agli agrumi o piccoli confetti all’anice o alla rosa. Ed ogni sera le preparava la minestra e la imboccava soffiando sul cucchiaio. Questa mattina, dopo colazione, il signor Orlando, rifatto il letto come sempre con fatica, ha indossato il suo vestito buono, ed ha buttato la sua Elsa dal balcone del quarto piano, poi ha scavalcato il davanzale e l’ha seguita. Sulla credenza del salotto buono vicino alle foto di famiglia ha lasciato un foglietto bene in vista e sul biglietto ha scritto in stampatello una piccola tenerissima poesia che dice: “Così potrò curar la mia bambina”.
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CRONACA. Getta la moglie dalla finestra poi si lancia nel vuoto. Dramma della disperazione in via Quirino di Marzio 2, prima periferia di Bologna; protagonista una coppia di anziani. La donna, che soffriva da anni di Alzheimer, è sopravvissuta solo pochi minuti; l'uomo, che si era dedicato totalmente a lei, ha perso la vita sul colpo. Un biglietto nell'appartamento: "Così potrò curare la mia bambina". La Repubblica, 3 dicembre 2011.

L'autore
Omero Sala
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Commenti (2)

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Sadness3 dicembre 2011

Questo testo mi riporta alla mente il male che dimora negli uomini, ci si commuove (troppo) a leggere un episodio del genere e poi non si riesce a trattenere la rabbia verso un genitore che nella routine di ogni giorno, quando forse ha solo bisogno di attenzioni telefonando per delle "stupidaggini" lo si tratta un po' severamente, con rabbia ... lettura che mi ha fatto pensare a mia madre ... e non solo pensare

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hy ju3 dicembre 2011

Delicato tratteggio di sensibile umanità, di una tragedia silenziosa, invisibile. La solitudine drammatica in cui possiamo scivolare disperatamente, di fronte all'inanità di una malattia che consuma... inesorabilmente, senza dare scampo. La terribile solitudine in cui spesso (quasi sempre) vengono lasciate le persone colpite da queste malattie.