Viandanti
Non sole in cielo che attraverso i rami
disegni a terra filigrane d’oro
di felici momenti evocatrici,
né luna che notturna quiete a noi
figuri con la sua perlacea luce,
che pace agli occhi e al cuore promettendo
splenda tra stelle palpitanti: innanzi
si snoda invece cupa e scabra via
e viscida di fango, tristo resto
di tempestose piogge e crudo ammanto,
ostacolo al cammino del viandante;
tremulo piede incerto non sostiene
membra sfinite tremule ed incerte
sospinte avanti dall’inconscio Fato,
cieco al soffrire, al desiare altrui,
sordo ai lamenti ed alle invocazioni,
incurante di orrori dispensiere,
cui forse è vago e grato solo il male.
Questo il nostro percorso, né morire
senza patire è dato a noi mortali
cui sofferenze al cuore ed alla mente
ed impietosi morbi e stravolgenti
mutazioni dei sensi e degli affetti
eredità sono acerba dei Lari.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Sara Acireale8 dicembre 2011
Ha ragione il poeta...È veramente una triste eredità questa di noi umani di morire e... il più delle volte in mezzo ai tormenti. A volte mi chiedo... perché vivere se poi si deve morire?! La domanda è senza risposta ma... riflettendo attentamente penso che "per vivere e morire una ragione ci deve pur essere"...Complimenti al poeta per la sua riflessione
