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Morte 3 dicembre 2011 · lettura 1 min · 1677 letture

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Non sole in cielo che attraverso i rami disegni a terra filigrane d’oro di felici momenti evocatrici, né luna che notturna quiete a noi figuri con la sua perlacea luce, che pace agli occhi e al cuore promettendo splenda tra stelle palpitanti: innanzi si snoda invece cupa e scabra via e viscida di fango, tristo resto di tempestose piogge e crudo ammanto, ostacolo al cammino del viandante; tremulo piede incerto non sostiene membra sfinite tremule ed incerte sospinte avanti dall’inconscio Fato, cieco al soffrire, al desiare altrui, sordo ai lamenti ed alle invocazioni, incurante di orrori dispensiere, cui forse è vago e grato solo il male. Questo il nostro percorso, né morire senza patire è dato a noi mortali cui sofferenze al cuore ed alla mente ed impietosi morbi e stravolgenti mutazioni dei sensi e degli affetti eredità sono acerba dei Lari.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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Sara Acireale8 dicembre 2011

Ha ragione il poeta...È veramente una triste eredità questa di noi umani di morire e... il più delle volte in mezzo ai tormenti. A volte mi chiedo... perché vivere se poi si deve morire?! La domanda è senza risposta ma... riflettendo attentamente penso che "per vivere e morire una ragione ci deve pur essere"...Complimenti al poeta per la sua riflessione