Gente di mare
Gabriele L
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Non avevo capito quella sera,
anche se conoscevo il locale a memoria
solo il sorriso dei ragazzi attorno a me
mi facevo tornare in mente la voglia di vita della mia gioventù.
Una doppio malto era lamia migliore compagna,
non ebbi modo di distrarmi ancora,
c’era l’alcol ad aiutarmi a scappare,
e la musica di Pink Floyd fu la pista di decollo.
Mi imbarcai di nuovo con la mente
e fui orgoglioso di rivedere le nuvole e il vento che mi salutavano
come si fa fra vecchi conoscenti di vista,
alzando a mezz’aria il bicchiere di rhum,
lasciando che l’odore di frutta esotica
pervada i tuoi sensi,
mentre il salmastro odore del sud
si attacca umido alla tua pelle.
Non è facile spiegare alla gente di terra
Il sangue che si trasforma in acqua d’oceano,
il respiro che diviene brezza,
il tatto che ruvido, sfiora i parabordi salmastri.
Non si può spiegare il rumore del vento che sferza il tuo viso,
mentre l’oceano ti parla di mondi lontani e passato
e ti racconta la storia di velieri e sputi
mentre guardi l’orizzonte che si inchina alla prua.
Mi risveglia in quel pub,
niente era cambiato,
i ragazzi si godevano la loro gioventù
e un altro sorso di doppio malto scese nello stomaco,
brindando col mio cervello
alla gente di mare,
ai suoi figli lontani,
ai ricordi che fluttuano sulle bianche spume delle onde.
©
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