Sulu: 'ssettatu o 'chfiumi
estro non diede beltà
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I noti, i na vecchia canzuni
risonanu luntanu 'ndo vajuni,
rimbumbunu 'nda l'anima mia,
cu amara, struggenti, nostalgia.
Raccuntunu, ra perduta gioventù,
chiju, chi non pozu aviri 'cchiù:
l'amuri i na fijola 'nnamurata,
u profumu i na vita spenserata.
Perciunu comu cuteja affilati,
i supra, i sutta, i tutti i lati,
stutunu l'urtimu muzzicuni,
fiammeja i l'urtima stagiuni.
Comu ramu dopu l'alluviuni,
mi voju jettari 'ndo 'chfiumi,
fammi trascinari fin'a mari,
a undi lentamenti 'nnegari.
Ma pensu a to pej vellutata,
a quantu tempu t'aju amata.
E jorna passati a pensari a 'ttia,
sperandu di 'ncuntrarti 'nda via,
e notti sviggju a 'mmagginari
di potirti tutta 'ccarizzari.
Riassapuru 'nda menti, sti mumenti,
mi jisu e tornu a 'nmezz'a genti.
Solo: seduto al fiume
Le note, di una vecchia canzone
risuonano lontano nella vallata,
rimbombano nell'anima mia,
con amara, struggente, nostalgia.
Raccontano, della perduta gioventù,
quello che non posso avere più:
l'amore di una ragazza innamorata,
il profumo di una vita spensierata.
Penetrano come coltelli affilati,
di sopra, di sotto, da tutti i lati,
spengono l'ultimo mozzicone,
fiammella dell'ultima stagione.
Come ramo dopo l'alluvione,
mi voglio buttare nel fiume,
farmi trascinare fino a mare,
dove lentamente annegare.
Ma penso alla tua pelle vellutata,
per quanto tempo t'ho amata.
Ai giorni passati a pensare a te,
sperando d'incontrarti nella via,
alle notti sveglio ad immaginare
di poterti tutta accarezzare.
Riassaporo, nella mente, questi momenti,
mi alzo e torno in mezzo ai viventi.
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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