Ovatta
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
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Seduto a gambe incrociate
Sta il bambino
Singhiozzando sommessamente
Ma non c’è suono
Il pavimento è freddo
Le pareti strette, anguste
Ha le mani disperatamente al volto
Grida ma non c’è suono
Nessuno più di lui
Sa quel che vuol dire frustrazione,
Nessuno di là fuori
Ha tempo e voglia di ascoltarlo
Di sentire quel che non ha suono
Di soccorrere e liberare la magia
Violentata dalla maturità,
Addomesticata e poi lasciata in un angolo.
Quando ne ha la forza
Picchia i pugni alle pareti
Nella speranza che chi deve, senta
E qualcosa faccia
Ma lì fuori non arriva suono,
Soltanto la sensibilità di chi deve
Può intuire le vibrazioni di quei muri
Per buttarli in qualche modo giù.
Bisogna fare presto
Perché il bambino non ha quasi più aria
Quasi nemmeno più forza
Quasi neanche più voglia.
Bisogna lasciarlo libero di essere
Ancora un bambino
Non si può chiedergli di diventare grande
Per una vita intera.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
Marcel Proust ha detto: "L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi ma nell'avere occhi nuovi". Ecco, ciò che ho di fronte allo sguardo è uguale a ieri, ma non è più come ieri; spero di non dimenticarlo mai più.
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