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Fantasia 14 dicembre 2011 · lettura 5 min · 6361 letture

Iliade libro XXV - (La sfida di Enea ad Achille)

Stefano Drakul Canepa 4642 poesie pubblicate
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Uscia dalle mura Enea armato di spada lucente, d’argento la corazza posta sulla giovane figura con la Diva al fianco, rabbiosa d’amore e morte. Come vide Achille, gelido uccisor del valoroso Ettorre, esplose in furore funesto, fiammeggiando sotto le palpebre di un rosso scaturito dall’Ade. "Impietoso Pelide che abbattesti Ettorre con la tua lancia forgiata nelle fucine di Vulcano, affronta ora la spada di Troia e guerreggia col ferro che già il valoroso sposo d’Andromaca strinse nel suo pugno, che già Priamo mi diede per vendicare il sangue col sangue, la morte con la morte. Lascia il suo corpo agli onori delle sacre pire ed affronta il tuo destino d’eroe senza pietà per il valore altrui". Alla fine delle parole fermò i gesti, poi s’apprestò ad Achille immobile e terminò i passi. Fattosi vicino il Pelide osservò con ciglio fermo, lasciando il corpo di Ettorre legato al carro, ancora lordo di sangue e di terra color porpora. "Chi cerchi di salvar pazzo guerriero? Il tuo eroe è ormai oltre l’Acheronte e la tua città perduta. Salva la vita, se non l’onore, fuggi lo scontro. Cosi come tolsi la vita al tuo eroe, cosi toglierò la tua e al sangue d’Ettorre si sommerà il tuo, caldo, su questa terra della tua amata Troia". Scagliò Enea contro Achille il suo primo fendente, ma l’acuta spada conficcossi fra il terzo e il quarto degli strati dello scudo forgiato da Vulcano. Achille indietreggiò e si fermò, ancora incredulo di tanto ardore. Retrocesse e poi avanzò fulmineo come liòn allo strazio di gazzella. "Misero! Al fianco tuo già vedo la nera signora in attesa impaziente. Presto incontrerai il principe tuo nell’oscuro regno dei morti". Cosi disse l’Acheo e ruotò il ferro incontrando la spada d’Enea lucente con un fragor di fuoco e fiamma. Poi ruotò ancora e colse il giovane guerriero tra l’elmo e la corazza, scheggiando il punto dove il collo si congiunge al bordo e ferendo il cuoio di torbido dolore e sorpresa. Dall’alto delle mura Priamo vedeva e tremava, scorgendo il suo giovane eroe battersi con il guerriero più temuto, con il dio del dolore ancora sporco del sangue di Ettore. Ai troiani cosi: "Muovi veloce, figlio diletto, nell’aspra pugna, nel sangue e nella polve salva la città di Troia, salva il corpo d’Ettorre dalla furia cieca del suo uccisor impacabile. Se però il braccio tuo trema, figlio, salva la vita e fuggi, che l’onore già è salvo per il tuo coraggio puro" Incalzò Achille con altri fendenti mentre Enea parava col ferro i colpi ritraendo i passi e piegando lo scudo ad ischivar la morte sotto i precisi affondi del divino guerriero acheo. Retrocesse ancora ma piegato il ginocchio, cadde. E cadendo risonò di ferro e di clamore orrendo che giungeva dalla folla di Troia, diffondendosi teso e greve lutto. Esitò Achille vedendo Enea ferito nella polve, ma ancora vigile con il ferro stretto nel pugno saldo. Ancora forte di rabbia e orgoglio, si levò benché piagato sulle gambe, sporco di sabbia e del sangue d’Ettorre. "Sarà il sangue del grande guerriero il cui corpo hai profanato a vendicare i lutti, ad asciugar le lagrime della gente mia in questo tramonto di rovina". Scese allora veloce Marte a tenere saldo il giovane braccio di Enea, a dare forza alla sua agile danza di ferro e lama. Finse un affondo il giovane troiano, ingannando il grande Achille e mulinando un obliquo roverso ridoppio verso il fianco destro del feroce Pelide. Con la lama infrange i nervi e l’osso fra l’elmo e il collo, copioso il sangue si riversa e le luci d’Achille abbuiano per un istante a lui fatale, Enea colpisce per una seconda volta al viso immergendo la punta nella polpa fra il petto e il collo, finché l’elsa non si ferma sul cuoio arrossato del guerriero Acheo. Cadde in ginocchio il valoroso, "La mano di Marte mi ha sconfitto, tu giovane rampollo di questa città in decadenza non sei degno, non sei degno della mia purpurea morte". Ei cadde fragoroso, vinto dal Dio, dal ferro che aveva inciso l’osso e la carne. E sul viso la rabbiosa, eterna notte lo prese con sè. Enea ferito sentiva il soffio del Dio al suo fianco ed un vasto fuoco sulla pelle e nell’anima un veleno d’Ecate a corrodere il cuore. Poi in un attimo il silenzio dalle mura di Troia si fece sollievo, e la rabbia dolore per il principe ucciso, per i lutti, i compagni scomparsi, la città ferita. E la battaglia, l’onore. Solo polvere, sangue, sudore e morte oscura. Il sangue di Achille e d’ Ettorre mischiati al fango della terra di Troia.
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Stefano Drakul Canepa
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Commenti (1)

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Laura Maira14 dicembre 2011

Grandissimo, immenso capolavoro epico! Quali parole possono tributare onore alla bellezza di questi versi dal maestoso respiro? Sono sinceramente ammirata! Complimenti e rileggo con piacere e interesse più volte. Lo merita