Lacrima
Alessandro Labriola
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Le più vergini luci,
dai più incredibili scopi!
Le siepi inchinate scrosciarono incenso e polline
ai lati dell'ignobile fuga.
Tutto il tragitto lo ricordo:
ogni giostra di frutti impiccati - abisso di limo, colline
scenari di foschia acrobatica e vile;
non eravamo,
che mimi errabondi alla mercè dei loro volti:
ovvie passioni con uno scossone ai fossi
- staccarono (dalle lunghe chiome e i seni di luna)
le mie donne ad una ad una...
figlie e madri scalze
con manti di piume Artiche,
diademi della mia laida pubertà:
esse mi conoscono più dei miei eccessi
- ognuna così immensa (proprio come in sogno!)
celavano dolcemente le dita e il sentiero
con grazia maliziosa le vedevo spogliarsi,
per ricondurmi nuovamente
all'Origine.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (3)
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Francesco Rossi15 dicembre 2011
L'autore in questa sua poesia rede chiaro il concetto che lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine. Ritornare all'origine dice tutto.
Laura Maira15 dicembre 2011
Varie interpretazioni per questi splendidi versi che vanno all'origine di sentimenti profondi... Ritorno all'Origine anche per me che affogo nella Tua Arte. Grazie e complimenti.
C
Citarei Loretta Margherita15 dicembre 2011
ritornare all'origine per poter ricominciare a vivere, profonda poesia, ottima


