In subaffitto
Lunabionda Valentina Di Caro
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Da mesi trascino un dolore
veste un impermeabile verde... marcio
mi è morto in casa, ce l'ho legato al polso
mi spia incessante dal suo bavero rosso
la gobba ritorta nel maglione a collo alto
Sull'uscio... mi segue, giù per ogni gradino
picchia la testa, strabuzza gli occhi, ma mi torna vicino
si nutre e mi nutre vomitandomi in bocca poltiglia
inciampa con me e di me... asseconda ogni doglia
La notte poi, mi guarda dormire
mi compatisce anche lui... eppur mi compatisce bene
per questo mi lascia qualche ora di fiato
per darmi la forza di gestir la giornata
che picchia incessante alla porta di casa... ogni mattina
come quella invadente del giorno prima
Io vorrei... davvero vorrei...
recidere il cordone così stretto
e massacrare il burattino per le scale
percorrere i vicoli di questa città
provare ad occultarlo in un tappeto
schiacciarlo nel bagagliaio, eluder la polizia
fino a raggiungere la riva... del mare
e lì precipitarlo senza indugi... annegarlo
Godere... ah sì, godere... nel vederlo sparire nei flutti
la schiuma delle onde confusa alla bava
di questa ostile creatura
di cui sono ormai pienamente invaghita
da cui sono sempre e totalmente posseduta
un inquilino che risiede in subaffitto
abita con me e di seta nera m'apparecchia il letto
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