S'aprì il Cielo a tutto il suo splendore
S'aprì il Cielo a tutto il suo splendore
Dal vetro a volta il volo e l'oro
Le piume gocciolano di candore
Il cielo a volta di luci intermittenti
È caldo il velluto sopra i tetti
Isola le luci e oscura i deserti
Sfavillanti l'ombre ondeggiano sulle gobbe
Né più né meno che navigare
Sui brevi deserti di corteccia e sughero
Son questi mille mondi arcani
per immaginare un Dio sultano
Che progettano nelle chiese e nelle case
A meno di quattro domeniche dal Natale
Dio è esotico come un dattero del deserto
Fra l'asino e il bue del presepio
Nel cuore della famiglia accolta a desinare.
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Commenti (1)
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Estrella16 dicembre 2006
Sei bravo, si. L’accostamento ”dio”-”sultano” non nella sola lettura di un dio supremo ma del cattolico e il musulmano, richiamata in seguito anche nell’immagine del deserto, e qui anche l’estraneità di questo dio, la ”lontananza” di volta in volta recuperata nell’intento di preparare l’ambiente domestico alle festività natalizie, sperando che gli addobbi bastino a riportarci ai ricordi di quando il natale significava più di una semplice abbuffata... ,