Nu mortu 'nnegatu
estro non diede beltà
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Caria comu fojia sicca.
Sempre a mmia mi tocca.
Non voju nnatari,
mi jincu a ucca
di acqua di mari.
Mi manca u hiatu,
mi firria a testa,
povuru malisortatu.
Ti finiu a festa!
I polmuni sunnu chini,
l'aria non po' trasiri,
tra i petri ru fundu, vicini,
viru a morti veniri.
Po' sentu na manu,
forsi è Domini Ddiu,
mi tira chianu chianu.
Forsi mi porta cu iju.
Cull'occhi spalancati,
i vrazza aperti,
l'anchi divaricati,
a currenti si diverti.
'nmezzu e pisci voliva stari!
'ndo silenziu totali!
'ndall'azzurru ru mari!
cu sapuri ru sali!
Un morto annegato.
Caddi come foglia secca.
Sempre a me mi tocca.
Non voglio nuotare,
mi riempio la bocca
di acqua di mare.
Mi manca il fiato,
mi gira la testa,
povero sventurato.
Ti è finita la festa!
I polmoni sono pieni,
l'aria non può entrare,
tra le pietre del fondale, vicini,
vedo la morte arrivare.
Poi sento una mano,
forse è Dio,
mi tira piano piano,
forse mi porta con lui.
Con gli occhi spalancati,
con le braccia aperte,
con le anche divaricate,
la corrente si diverte.
In mezzo ai pesci volevo stare!
nel silenzio totale!
nell'azzurro del mare!
con il sapore di sale!
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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