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Donne 23 ottobre 2005 · lettura 3 min · 2704 letture

Le mie parole sono vetri rotti da riciclare

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Carolinalio 1 poesie pubblicate
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Le mie parole sono vetri rotti da riciclare. Piergiorgio mi ha perso, per colpa di Margherita. E io ho perso lui per la stessa puttana. Non posso chiamarla in nessun altro modo. Ho passato notti insonni per il dolore di Giorgio, perché lui aveva sofferto per lei e io ero così inferiore da non poter fare altro. Ma adesso il gioco è cambiato. Lei non ha difetti, o meglio, non li mette in piazza come faccio io. Di lei sono risaputi solo quei quattro pregi che porta a spasso come un cane per le strade ceche. Le mie parole sono vetri rotti da riciclare in confronto a tutto quello che so di lei: che è intelligente ma solo sui guadagni che può ottenere, che è sensibile, ma solo verso se stessa, che è un diavolo a letto e che questo a Giorgio piace. Lo ha chiamato qualche tempo fa solo per farlo stare male e per dirgli che sta meglio senza di lui. Giorgio ha ricordato la sua pelle e il suo sorriso, e le mie parole erano solo vetri rotti, forse anche inutili da riciclare, perché senza di lui io non sto per niente bene. Insisto: le mie parole sono solo vetri rotti da riciclare in mezzo a quattro sigarette e quattro secchi di lacrime. Oggi lei gli ha scritto per ricordargli che non è una che si dimentica, che la loro storia sta in una scatola, ma non si può mica buttare via. Io invece ieri ero solo riuscita a scrivergli un pacco di versi per ricordargli che non sono niente di speciale, che sono proprio da chiudere in un sacco e buttare da una rupe, ma che finché non lo fa io ho bisogno di lui. Invece per colpa della sua puttana preferita ha finito per perdermi, e non è che ora abbia almeno lei, è rimasto col suo lavoro di contabile, con la sua carta e le sue penne, il suo compiuterino, tutta quella voglia di essere preso in giro un'altra volta. Ha più di me che le sue parole sono di vetro infrangibile e le mie stanno disperse su un pavimento di marmo e ci cammino sopra: immaginate le ferite che ho ai piedi. Ma adesso il gioco è cambiato. Se io sono fatta di disperazione, lei respira solo tra l'autocompiacimento; se io soffro di paranoia, lei è malata della sicurezza di essere troppo desiderabile; se le mie parole sono solo vetro rotto, lei è il contenitore per il riciclaggio. Qualcuno deve aver scritto che è la gente così che alla fine vince. Infatti. La gente come me finisce per farsi la pelle da sola, di invidia, perché margherita ha un coglione che ritorna dopo un anno, dopo che lei lo ha cambiato per un altro quando si dovevano sposare, e lo ha chiamato per farlo soffrire, per digli che adesso le scopate sono migliori. Io non ho nessuno invece che mi risponde al telefono. Credo che continuerò a mettermi lo Chanel n°5 sulla pelle piuttosto che crepare. Ripeto: le mie parole non sono altro che vetro rotto e se proprio vogliamo riciclarlo si può anche fare, ma almeno quando faccio una scelta non prendo in giro nessuno, a partire da me stessa. CAROLINA LIO, DEDICATA A MARKETA, SCRITTO IL 17 GIUGNO 2003 INTORNO ALLE TRE DEL POMERIGGIO
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