Ciccia
'Ciccia',
mi hai chiamata Ciccia
e come il più fragile dei cristalli
il mio sorriso si è incrinato
-commozione e desiderio-
no, non di far l'amore
ma d'esserlo per te
abissalmente
Invece conosco
che quella parola
ti è sfuggita
-tra un rifiuto e l'altro-
quasi che la tenerezza
che t'abita fin dal mattino
t'avesse vinto
Ho stretto fra le dita
quel nomignolo
come il più splendente dei tesori
-no, come l'ultimo raggio di mille soli-
e ho fissato lo sguardo
sul suono
per crocifiggerlo sul seno
e lì lasciarlo per sempre
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Commenti (2)
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Alessio Falaschi10 gennaio 2012
all'inizio mi ha fatto sorridere... (la parola Ciccia in poesia fa ridere!) ma la penultima strofa ridà valore all'intero componimento... come in una partita inutile che stai perdendo per 5 a zero, fare un gol da cineteca... ecco i 3versi sinestetici che salvano il tutto e lo rendono gioiello... "e ho fissato lo sguardo/ sul suono/ per crocifiggerlo sul seno" e quel suono che viene fissato e crocifisso sul seno son le due sillabe di CICCIA...
Elena Poldan10 gennaio 2012
Condivido in toto quanto detto dal Falaschi... è di una straordinaria folle magia questo testo in cui è compresa tutta la smania e il languore d'un voluttuoso amore non corrisposto... e le due ultime strofe illuminano davvero di una luce rara tutto il resto...

