La lingua che parlo
Pasquale Lettieri
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Mi chiedono che lingua parlo.
Parlo il latino dei Pompeiani
misto alla lingua delle pietre nere del Vesuvio.
Muovo la lingua con muscoli antichi,
quindi principio la parola,
parola che fu seminata nel fertile terreno caldo
alimentato dal fuoco nascosto.
Terreno bagnato dal seme degli Angioini,
dal pensiero degli Svevi, dai valorosi Normanni,
dai rivoluzionari, quali, i Galli, o Francesi.
Sennonché, dai Saraceni e dagli Arabi.
Parlo la lingua di Ferdinando Quarto
figlio di Carlo Terzo dei Borboni di Spagna.
Sovrano e Re delle due grandi Sicilie.
Sono Napoletano e questo mi onora.
Mi onora particolarmente quando
vedo con i miei occhi il golfo che attraversò Ulisse,
ovvero "Il golfo della Sirena dove l'eroe navigò
e il Vesuvio che imponente ci abbraccia
visto da Mergellina.
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L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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