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Un miracolo disordinato
sotto il cielo terso di maggio.
Sprovveduta domanda
a una risposta scontata.
Ma c’è il fine
che è tutto da scoprire,
tutto da sorseggiare.
Se non fosse
per quella matematica imprevedibilità
che mi attanaglia.
E scopro
quant’è discrezionale il destino
nel selezionare la tua voglia di me.
Con la misura indecente
della mia curiosità,
del mio vestito.
Il tuo essere nudo e crudo,
le mie mutandine
del il colore dei tuoi occhi
e il colore del cielo
in quella sera.
Il tempo
di fare l’amore.
Poi restano i tuoi occhiali
nella stanza accanto
e l’ultimo mio lambirti
con lo sguardo.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (1)
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h
hy ju16 gennaio 2012
Scolpita a forza di verbi al passato. Languida indecenza di indossare mutandine dello stesso colore degli occhi di un uomo. Mi ricorda i miei ricordi, di un'altra vita... o della prossima.
