Tra l’incudine e il martello
Ho di te
parole improbabili.
Coesione di limpida apparenza
e paura scura del reale.
Esisti davvero,
lo giuro su ciò che ho di più caro.
Tanto che ho ascoltato
il suo sermone.
Ed è stato inutile,
non ho mai pensato
di abdicare.
La colpa è mia,
prima ero metà felice,
ora ti offri e voglio prenderti.
Anche se argino il desiderio
per non inondare il proibito.
Scivolo su un melmoso
senso di colpa.
Soltanto due opzioni
questa volta.
E devo bloccare
l’oscillare fulmineo
del mio spirito.
L’equilibrio sta
nel non decidere.
Ma conservo sottovuoto
la tua possibilità,
perché non si alteri.
Resti fatalità
e cabala.
Mentre io
ardua ricerca di perdono,
per una notte distratta.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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