La fame del mio piatto vuoto
Eccola,
la fame del mio piatto vuoto
che dal profondo guarda inorridita
questo corpo sazio d’aria e dolore
E le dita ne toccano il riflesso
la bruttura informe che cela allo sguardo
la perfezione effimera
fatta d’ossa e lacrime ingoiate
E la fame che la voce grida
in silenzio si nutre del mio sangue
ma la fame è antica
e non s’accontenta del pane
La mano rifugge la carezza
sempre così lontana
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L'autore
Giomiri
Scrivendo lascio piccole tracce affinché io possa comprendermi e gli altri sappiano meglio interpretare i miei silenzi... Scrivere mi regala serenità, mi riconcilia con il mondo.
Commenti (2)
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Anna Maria Scamarda22 gennaio 2012
Profondo il concetto espresso in questi versi, su un tema sociale cosi drammatico... Bella la forma poetica.
Donatella Pezzino24 gennaio 2012
Non è il cibo nel piatto quello che placa la fame interiore... un dolore con radici profonde nell'anima che trova il suo riscatto nell'autodistruzione. Notevole lirica dove l'origine di questo male affiora in tutta la sua drammaticità. Complimenti.


