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Morte 25 gennaio 2012 · lettura 4 min · 1757 letture

27 Gennaio 1901 - Inno a Verdi

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Sul giro de’ carri, sul crine del fieno sul passo fugace d’un solo baleno un lume si mòve d’amica pietà. Silente ‘l rispetto delira si mostra, all’ultimo fato si lagna si prostra ché ‘l Genio che spira conosce e ben sa. Nel lutto si chiude, Milano s’inchina, s’estingue vegliarda la fiamma divina nel languido istante d’un mesto morir. Non v’hanno clamori d’imbelle tragenda, non v’hanno gli applausi, non cala la tenda; ma s’alza ‘l concento di pianto e sospir. È questo l’estremo trillare d’un atto, è forse ‘l soprano d’Amore o misfatto… è solo la pena d’un Vate che muor. Quell’egro respiro non ha che una nota, vegliarda canuta la salma sta immota; il sono si spegne. Quell’alma va fuor. Il Vate d’Italia s’è spento per sempre, non ha più vigore, non ha più le tempre e giace sul letto d’istante fatal. Un prete gli segna sul volto la croce, clemente ripete le preci a gran voce… un Nume lo chiama al Cielo immortal. Nel timbro più acuto d’un prode tenore che canta… che spreme dal petto ‘l dolore non giace che ingegno di lui che morì. Nel canto più molle d’un dolce soprano che vola alle valli d’Amore lontano non parla che ‘l Genio che in Cielo salì. È questo ‘l finale d’un lirico dramma: la Vita che scorre che vola qual fiamma… ch’abbrucia le stelle… che corre a svanir. Ma ‘l plauso si desta per tela cadente, sul cupo sipario che schiude dolente l’estremo mistero d’un cieco avvenir. Ai figli rapiti da morte tiranna, ai molli sapori di candida manna, coll’ultimo passo t’invola e poi va. Oh Verdi ritrovi dinanzi al tuo piede, la sposa diletta, la palma di fede; e ‘l dolce tuo sogno vien quivi realtà! Quand’essi spiravan rapiti da tisi volgesti a baciare quel labbro… quei visi; ed ora quel bacio fia bacio d’Amor. Oh Verdi cantasti d’un padre buffone l’eterno conflitto coll’egro padrone quand’eri tu padre colpito nel cor. La morte padrona rapiva tua prole, copriva la Luna quel raggio di sole che lieto… che forte indarno ti fè. Ma ‘l lutto segnato ruggiva per note; il pianto che tristo solcava tue gote nell’estro del Genio il piede movè. Il pianto de’ figli, bambini innocenti, il giovine labbro di baci stridenti avresti prescelto; ma ‘l sogno svanì. Divenne quel pianto la voce d’un arco, quel bacio ‘l fagotto… il fiato più parco e il nome tuo grande tra i sommi salì. Famiglia diletta divenne l’orchestra, la nota si fece la sola finestra ch’al guardo ti porse la spenta beltà. Sul soffio de’ flauti, sul dolce violino, sul corno tremendo di bieco destino i nembi del Cielo ti diedêr pietà. Salisti a sfidare l’ardito Tedesco, cantasti d’Otello, di Falstaff, di Fiesco d’etïope schiava, di negro spagnuol. Volgesti ne’ cori sul crudo oppressore di Patria nascente l’eterno valore. D’Italia seguisti le forme del duol. Oh Verdi sei spirto d’un nobil passato, l’italico sono t’ha molto lodato, sei un Vate d’Italia ch’aleggia Lassù! Recordi ai venturi le lodi, le trame le belle canzoni di prodi, di dame…. Un sono mellifluo…. Un carme che fu! Massimiliano Zaino di Lavezzaro
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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