Mille artigli
Gianpiero De Tomi
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E quando scende l'invocato tramonto
l'ombra sulla pelle, è un velo carminio
spettri, dalle forme contorte ed anonime
possiedono il mio corpo, che esitante migra
ogni suo movimento in quelle sembianze.
Un mano invisibile, lusinga i morbidi capelli
una rugosa mano, che cerca i segreti del cuore
vaga inquieta, strappa boccioli di rose bianche
e fuochi, fuochi dalle lingue violacee divorano
muraglie di sterpi, che ardono nella montagna.
Nessun miracolo, solo attesa, crepitare lento
di un ladro di speranze, che tende lo corda
e frana la terra, sino al piede dell'immenso gigante
granelli di luminosa fede, ricoprono i tendini sfiniti
desiderio trasmutato, invulnerabile certezza.
Mille artigli stringono, la gola di forza immane
ed allora manca la luce, un soffio di primavera
nel centro della buca profonda ed insuperabile
quando lo sguardo, si perde ad una stella lontana
intimando all'anima di fuggire oltre l'abisso.
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Gianpiero De Tomi
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