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Sociale 1 febbraio 2012 · lettura 3 min · 1296 letture

Uomini in bianco

Alessandro Spirito 94 poesie pubblicate
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Un giorno il mio destino mi condusse in questo luogo freddo senza pace dal sapore ostile, dai colori spenti. Mi ritrovai così circondato da occhi e mani senza calore. Il mio nome divenne un numero la mia anima una malattia e sentii intorno a me che il tempo finiva. Figure bianche ridevano tra loro nei corridoi, fuori dalle stanze, e s'incupivano entrandovi; s'avvicinavano a me senza parole senza l'ombra di un sorriso che io cercavo di indovinare in ogni loro gesto. Per me erano "uomini in bianco" senza nessun colore. Io li ho visti fuggire dal dolore inconsapevoli di fuggire dai loro limiti per rinchiudere il loro cuore sotto quell'abito di ghiaccio. Li ho visti ridere mentre io piangevo. Li ho visti pugnalarsi alle spalle parlare di cose per me lontane ed inutili. Li ho visti sbraitare per i nostri lamenti rifiutarsi di pulirci per paura di sporcarsi le mani. Li ho visti allontanarsi con meschinità dalle nostre miserie, dalle nostre angosce. Ho visto solitudini immense e speranze spegnersi dietro i vetri piangenti sguardi spaziare oltre l'orizzonte dietro la luce di pallidi tramonti come a cercare qualcosa d'indefinito forse un senso, una verità. Li ho visti correre quando le grida spezzavano il pianto silenzioso d'una sofferenza ormai giunta alla fine quando non c'era da far altro che il segno della croce: li ho visti portarseli via come sacchi quelle sofferenze spente solo dalla morte come vuoti a rendere: s'alza dell'Uomo il grido della pietà... ...E loro sono là, uomini in bianco con le loro armi affilate, parlottano tra loro e ad un perchè s'arrabbiano, ci spezzano speranze alimentando i nostri dubbi moltiplicando le nostre paure... Per te, uomo in bianco, ho scritto il mio dolore perché vorrei che i tuoi occhi s'illuminassero di speranza per illuminare i nostri cuori di fiducia, perché le tue braccia si tendano come per abbracciare fratelli. Ho bisogno di un po' del tuo amore che il tuo cuore si sciolga in un fremito d'umanità, ho bisogno delle tue parole e ogni tanto di un sorriso di amicizia. Ho bisogno di aiuto perché mi sento solo e sono lontano dalla mia vita che non sento più mia. E se devo in questo letto lasciare il mio ultimo respiro, ti prego stringi la mia mano ed aiutami a morire in pace con me stesso e con Dio. Per me e per la tua pace di uomo.
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Ottobre '88, la mia vita prendeva una svolta. L'impatto con la mia professione fu traumatico, troppe cose tristi accadevano. Un momento difficile. Ho creato, nel tempo, un "punto di ripristino" ed ho così costruito la mia realtà lavorativa che oggi esprimo con grande senso di responsabilità, sensibilità, ascolto, empatia. Questo scritto non vuole essere un atto d'accusa ma una riflessione sul dolore. C'è tanta professionalità e umanità in campo sanitario. Svilita dal comportamento di pochi.

L'autore
Alessandro Spirito
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Commenti (1)

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Giacomo Scimonelli3 febbraio 2012

versi intensi e sentiti... ben scritta... i pochi possono solo macchiare la professionalità di tutti... ma alla fine trionferà sempre la professionalità...