Monologo astruso
Giorgio Lavino
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Gioco fino all’osso del mio dolore
dentro il tulipano dolce della mia riscossa
M’accorgo ora d’essere ancora acerbo
E fiuto tutte le debolezze
che non seppi seppellire
sotto l’albero di un novello brio
Quanti segni incompiuti
sono rimasti sulla mia carne
E ora che voglio
camminare con gambe
di sollievo dell’anima
m’affloscio sul passato
per finire nell’atrio
bagnato dei ricordi
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
Commenti (1)
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Duilio Martino7 febbraio 2012
Una grande prova... uno sguardo in profondità e ci si accorge di essere acerbi. Inevitabilmente si finisce nell'atrio bagnato e scivoloso dei ricordi! Splendida Poesia introspettiva!

