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Ribellione 6 febbraio 2012 · lettura 4 min · 1502 letture

Mostro in agguato (it's you, mr. Parkinson!)

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Se vita scorsa mi condusse per gli stretti passaggi pieni di perigli. se vinti questi approdai sul lido della vecchiaia e tristemente sfido quanto di tempo ignoto ancora resta a svolgere la pellicola mesta di mille scontri che solo ora vedo perduti, ché finora dissi: credo d’aver vinto la palma del primato, ora, umile resto e se arrivato primo mi vedo non ne meno vanto perché fortuna si potrebbe intanto mutare ed altri forse recherei alla perfida invidia e rimarrei a me stesso molesto; se pensando di rendere a ciascun evento, quando visto con nuova e più sapiente mente ricollocarlo adesso giustamente nella storia dei fatti mi son dato per compito che è talvolta ingrato, perché feroci ed affilati artigli mi vengono addossati che così gli errori siano peso inconsueto all’ego. oramai fatto mansueto si che sperava d’essere compreso nel novero di quanti hanno preso retta coscienza? E che, pertanto, sono di vigorosa senectute, dono degli Olimpi superni chiaro esempio. Perché farmi oramai di mente scempio? Perché le membra molli e vacillanti perché movenze scarse ed esitanti. sguardi incerti, visioni, e poi dolore incessante, monotono, per ore assedia tutto il corpo e non si muta ma ingravescente grida: ora t’aiuta coi tuoi ragionamenti e la tua scienza! Bestemmia pure il seme e la semenza; sei in mio potere, e quando mai lo schiavo si rivoltò al padrone: io ti spiavo mentre più ardito accarezzavi i monti e ti tuffavi in mare in quei tramonti di fiamma che sfidava la tua fame di vita, pure nel momento infame dei tradimenti e della dura sorte quando solo evocare pace morte t’era amara ma ancora la speranza albergava il tuo cuore, nella stanza sua più nascosta. E ancora ti spiavo quando sulla tastiera ti guardavo del pianoforte tuo o con l’archetto del tuo violino in mano: L’architetto di tua esistenza molte cose diede a te e ne gioivo perché siede sulla sponda del fiume più felice chi attende del nemico il corpo e dice questi fu ben dotato e l’alto crollo ben mi rallegra che spezzò suo collo e sua felicità lascio che duri sì che gravino forte i giorni oscuri. Io ti spiavo. Quando in mano strette le redini sicuro galoppavi quando la scotta di randa tesavi o il timone reggevi o scivolavi una cartuccia nell’otturatore del revolver o della carabina io ti aspettavo. E quanto più facevi tanto più ghiotta pareva la caduta. Quanto tu mostro devi aver avuto piacere innominato allor che stretta la doppietta le notti consumavo, gelide notti in gelida palude e laddove insidiavo nell’incendio dell’aurora il lacustre predone e la canna da pesca formava un magico e superbo arcobaleno. Che dire dei momenti di magia passati in sella della bicicletta od alla spensierata guida lenta della vettura, mio strumento amico che mi portava a conoscere il mondo? E dopo, paulo si licet maiora canere rimaneva la lettura e l’ascolto di musica divina- mente concessa all’assetata mente. Ma i momenti dell’osceno piacere che il tuo potere ti prefigurava furono certo quando ancora ignaro accompagnavo il mio ad un corpo amato cercando comunione d’ogni intento. Ora il carniere è pieno. Ora ti volgi a scoprirne ogni oggetto, sì che pronto tu possa sceglier quale gettar prima: e fu la vista – bene necessario a fruire di tanti. Non volesti frugare nel dettaglio ma i maestri imitare di tecniche aggiornate e per sintesi estreme procedesti. Vennero quindi i movimenti ed anche tremori e barcollii – e sì con essi tante azioni banali e impegnative. E poi il gusto alterato sì che scarso alimento è gradito e deprivati d’ogni senso sono sigari e pipa. Ultimo viene il senso dell’udito al quale è surrogato immane scroscio di cascata alterato da sirena che appare furibonda e di sorpresa. Questa canzone canta un vecchio tronco al quale vita, ed anche morte, pesa.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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vinfra476 febbraio 2012

Al solito non finisci mai di stupirmi!!!!.sei veramente bravo nella pur difficlie argomentazione trattata. L' hai fatto con leggerezza e spirito veramente critico e toccante. Vivissimi complimenti...