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Riflessioni 8 febbraio 2012 · lettura 1 min · 416 letture

Spremute di fede

Turan 989 poesie pubblicate
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Solo quando si soffre si spegne il nostro orgoglio ci si aggrappa anche alla fede parcheggiata in un angolo lontano impolverata dal pulviscolo etereo delle nostre vanità terrene solo quando il sole è quasi spento nascosto sotto il rosso velo di uno dei nostri crepuscoli e la disperazione ci logora le ore solo allora di riconciliazione si nutre il lume dei pensieri per far risplendere il richiamo della speranza per dar parole nuove ai soliti silenzi cantarti lode nell’attesa delle prime stelle della sera frugare nei nostri inconfessati errori cacciati a forza dentro ai raggi di una luna spenta restituirti un po’ di quell’eternità rubata in cambio della tua indulgenza bastasse così poco per meritarsi la salvezza.
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Commenti (2)

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Antonella Scamarda8 febbraio 2012

Quante volte sono arrivata a questa riflessione! Quando stiamo bene, raramente ci ricordiamo di Dio. Ma mi piace immaginare che, nelle prime sei strofe sia racchiusa una sorta di pedagogia Divina, mediante la quale, soffrendo, si possa riuscire a mettere da parte un po' d'orgoglio, e riallacciare un minimo dialogo con quel qualcosa di spirituale che alberga ancora in noi. Si possa perdere un po' di onnipotenza e aquistare quell'umiltà che ci faccia tendere la mano, alzare lo sguardo, mettere davanti a quell'io... io... io... una D...

C
Cesare9 febbraio 2012

Invece io penso che sia proprio il fatto che si creda in un dio qualsiasi la disgrazia dell'umanità. Non proseguo oltre altrimenti avrei bisogno di qualche ora di tempo. Quello che intendo è che c'è in questa poesia un richiamo alla ragione e al buon senso, in un mondo ateo tutti sarebbero uguali e liberi, nel rispetto delle libertà altrui, anche quella di credere negli spiriti, senza però imporre agli altri le proprie convinzioni. In questi giorni le isole maldive insegnano e confermano le mie parole, la loro partenza è sempre la stessa Abramo...