L’isola
estro non diede beltà
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Cammini impervi, selvaggi,
gole profonde d'echi lontani,
sentieri d'antichi passaggi
raccontano storie d'umani.
Grandi spazi, verdi praterie,
circondati da boscaglie oscure,
risonanti di orrende fantasie,
riverberi d'ancestrali paure.
In mezzo a nebbiose radure,
trattenuto da forze irreali,
rivivi improbabili torture
create dai meandri mentali.
Incontri di brevi e lunghe emozioni
trascorsi su spiagge assolate,
momenti d'empatiche passioni,
svaniscono nelle notti passate.
All'improvviso è tutto deserto,
solo qualche granchio marino
si butta in mare con passo maldestro
e lontano vola via un uccellino.
Il sole brucia lentamente la vita
col suo riverbero infernale,
e nella notte, con la luna sparita,
t'avvolge il silenzio primordiale.
Tenti di creare con la sabbia
nuovi personaggi per nuovi racconti
ma, il tempo, il vento infuria con rabbia
distrugge, disperde, non fa sconti.
Guardi attorno senza posa
scopri la tua ombra tremolante,
s'avvicina, s'allontana gioiosa
sopra l'onda monotona di levante.
Sotto l'acqua piena di riflessi,
pulsa intorno con grande frenesia
la forza della vita con tutti i suoi interessi
che circonda l'isola e la tua poesia.
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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