L'immancabile destino di una formica schiava
Salve sono uno schiavo
asservito al potere
trascino catene e palle di ferro
verso la cima del mondo
il patibolo di tutti.
Alla donna
che strappa le sue lacrime
mentre sventola il fazzoletto dell'addio
Attira nel gorgo della sua presenza
sguardi pensieri
e le sue catene sono di panna
e fragole mature e mele caramellate
che non puoi mordere
All'alcool
che schiaffeggia la ragione,
piange e punge alle battute di un clown struccato a metà
E al tempo che sfibra i giorni allungando la pena della coscienza.
Questo è ciò a cui rifletteva
la piccola formica
in cima alla gru
Quel giorno
che doveva essere probabilmente l'ultimo
poiché a casa,
ormai, non la vedevano tornare,
non la attendevano più.
Avranno pensato che sono andata per la mia strada,
lungo il fiume, sospinta su una foglia dall'alito della sera.
Invece sono qui pronta a gettarmi di sotto,
come fanno tutti quelli che non ne possono più.
La formichina si gettò
ma il suo peso così sottile
non le permise di precipitare.
Il vento la prese con sé
e la spinse lontano.
©
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L'autore
Fratello
Ho sempre scritto principalmente per sfogarmi, questi sfoghi sono divenuti Poesie e Reading. Ho partecipato al Marte Live leggendo in locali di Roma incluso il teatro Palladium arrivando alla finale senza vincere assolutamente nulla. Accompagnato musicalmente dal basso elettrico di Gabriele D'Ubaldi.
Commenti (2)
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Leaf29 dicembre 2006
speriamo nel vento, noi piccole formiche... tutta la mia stima, fra’.
M
Marilena29 dicembre 2006
.le formiche sono leggere..vengono trasportate dal vento.. ma hanno un peso notevole... dentro..ecco perché non le fa sprofondare nulla nell'abisso... e restano sempre a galla... fa riflettere noi formichine... bravo fratello! Mari

