Primavera

L'argentea rete appesa
si è riempita di sarcofagi
incastonata di diamanti
attira i futuri inquilini,
lo starnuto di una farfalla
sconvolge i fili fragili
che vibrano e si tendono
come corde di violini.
Ancora assonnati i fiori
sbadigliano esalando spore
agitando i loro pistilli
crean pulviscoli dorati
bevon dagli arcobaleni
e si sbrodolano con il colore
poi lo lacrimano con la rugiada
che di notte li ha spruzzati.
Delle crisalidi restano appese
solo le vesti lacerate
perché mentre attendevano miglior vita
prigioniere nella gogna,
la natura senza scrupoli
le ha stordite e violentate,
deflorate una ad una
or si mascherano per la vergogna.
Va il ruscello recitando
le noiose litanie
mentre sgrana il suo rosario
con rutilante ritornello
masticandone ogni chicco
lo rilancia nelle scie
sputacchiando mille schizzi
dai riflessi di cristallo.
Poi si impregnano le nuvole
assorbendo tutti gli odori
ma dal peso infastidite
scrollan la lor folta criniera,
eccitate dai profumi
alitati da frutti e fiori
esplodendo si ripiovono
sull'amata primavera.
©
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Commenti (2)
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Francesco Rossi28 febbraio 2012
Magistrale. Bellissima poesia, una ricercatezza accurata di piccoli particolari che fanno emergere la maestosità dei contenuti in versi di spessore non comuni. Mi complimento.
G
Giuseppe Zingale28 febbraio 2012
In un verbo ricco e fluente aggettivato e colorato da una sempre volitiva Primavera tu mi conduci verso i luoghi del silenzio e dell'anima dove nulla si puo magnificare se non la gioia dell'esistenza.
