Un orologio da buttare

è ingrato
questo mio tempo
scalfisce i segreti remoti
che alloggiano nel cuore
traccia pieghe sul viso
come una cartina
ad indicar la rotta
di una strada da seguire
devo buttarlo via
quest’orologio statico
con il quadrante sbiadito
dal ticchettio
che pare una memoria
che ondeggia
su ciò che s’è perduto
c’è ancora
un fremito di vita nella mente
anche se vestito di tristezza
accompagnata da un dolore cupo
che tende l’anima
al tocco di una carezza
vorrei tanto abbandonarmi
al volo d’un sogno quieto
su scivoli di silenzi
ritrovarmi
oltre i rami del crepuscolo
e cantare
in attesa
delle prime stelle della sera
©
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L'autore
Turan
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