Ad un amico gay
Avevi quindici anni
quando mi confessasti
di essere come mai ti avrei pensato
avevi baciato un uomo
uno del tuo stesso sesso
me lo raccontasti con dolcezza
come solo tu sapevi fare
neanche ti davi una ragione
del perché era successo
forse per gioco
o forze per l’ebrezza
tanto che volli convincermi
che fu solo per divertimento
perché eri disinibito
tanto
quanto io sono mai stato
ma quando le tue confidenze
si fecero frequenti
capii
che l’occasione
cedette all’ordinario
e io
allora
ti vidi diverso
io
schiavizzato
dalla categorizzazione
ti consigliai
di tener chiusa
la tua indole in un cassetto
che nessuno sapesse
che nessuno vedesse
non so perché lo feci
forse perché non si sapesse
ch’ero stato amico
di te
ch’eri diverso
oggi non so
per chi fu più grande il torto
se il tuo
umiliato
dal tuo migliore amico
o della mia coscienza
ridotta
a sgualdrina
da una morale inesistente
oggi che ti ho incontrato
solare come sempre
tu mi hai guardato
e io ho abbassato gli occhi.
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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Splendido Leotta Michele10 marzo 2012
capolavoro di sentimento stupendo, abbraccia in delicato un soggetto di vita che ambigua nell'esternare il proprio ma di coscienza esercita attidune nel rispetto che nel compreso del cuore esterna autentico valore umano... nell'incamerato sentire... POESIA magistralmente bella in quel d'umano sociale che oblia amicizia nel sociale... complimenti è stupenda

