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Riflessioni 5 gennaio 2007 · lettura 1 min · 1042 letture

Incubi

F
Fulvio63 98 poesie pubblicate
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Rilegare se stessi nel proprio corpo. Gocce di pioggia a bagnare il mio cammino. Sguardi fuggenti di esseri sconosciuti, incrociano il mio assente esserci.   Suoni e rumori a dare della vita di molti. Cattiverie diffuse raffreddano l'intorno. Serio quel vecchio sfugge al mio sguardo, lui forse ha capito, ma è parte che non gli compete.   Il mio salto nel vuoto a salutare, una vita satura e stanca. Nel mio cadere un pentimento: i miei amori.   In un lampo, cado, quasi giungo, mi risveglio da un sonno nervoso, un sonno agitato e confuso, in cui, ho vissuto la mia morte.
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Fulvio63
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Commenti (2)

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V
Vagabonda5 gennaio 2007

In ogni tua poesia riscopro sempre qualcosa di mio... cosa ci attende dopo la morte? br Bè, chiaramente, nessuno sa rispondere con certezza a questa domanda, ma una cosa è certa:i nostri pensieri rimarranno in vita per sempre... mi è piaciuta molto,

Cristina Khay5 gennaio 2007

Ogni sonno e’ una piccola morte... così la chiamavano gli antichi. br Le quartine sono costellate di punteggiatura... in quella voglia di spiegare l’inspiegabile, nel voler riuscire a ricreare l’atmosfera rarefatta e sospesa del sogno... ma vivamente presente nella carne nelle reazioni che suscita in noi. br Espressività e ritmo buoni, ma trovo la strofa finale di qualità diversa rispetto alle altre e, nonostante il concetto sia d’effetto, e’ stata resa discorsiva. br Letta con piacere. br Cri