La mia patria
Francesco Giardina
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Non ho molti occhi.
Quasi non mi tocca
questa coltre infelice
che soffoca l'immensità,
questa palude
di malvagità che mai finisce
che insanguina le parole,
le gioie.
La mia patria non ha nome
e non è molto lontana.
La città più bella
vive dentro di me...
il suo mare più caro e immenso
i miei figli...
tra le stelle più luminose la mia fine...
l'odore del vento
stordisce le campane
-ne sono inghiottito-
l'approdo e la partenza d'un sogno,
...un boato di silenzio:
è l'infanzia del mio Cristo,
il giorno breve
che vedrà il tempo
sfumarsi la mia eternità.
Tra le cosce di questa vita
non ho vissuto
della pochezza,
come di un orgasmo
collettivo e indifferente,
-non ho compreso-
non dissimile,
il godere indisturbato,
di chi masturba al propio piacere
i dolori della fame
e della povera gente poi si ride...
non mi tocca
ma muoio dentro,
di tutto questo
sono l'Altrove,
perché ho già visto come non si vive
perciò esilio il mio amore
nella mia patria
...dov'è il mio cuore
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L'autore
Francesco Giardina
Vivo a Palermo... ma in fondo quando scrivi non sei mai in nessun posto..
Commenti (1)
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C
Citarei Loretta Margherita17 marzo 2012
si ha la nostalgia del cielo, nostra patria, in quanto non si sopportano le ingiustizie del mondo, poesia condivisa complimenti
