Solitudine
estro non diede beltà
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Pioviggina, quasi nevischio,
scintille fredde di morte.
Le anime vive serrano le porte.
Lacera la notte un fischio.
Passi rimbombano nella sconosciuta città,
sotto il ponte della ferrovia,
l'angoscia mette frenesia,
terrore della libertà.
L'ombrello nero, nell'oscurità,
stretto come un braccio amico,
arma, contro un nascosto nemico,
tra i volti d'una violenta umanità.
Vorresti gridare: “esiste l'amore”,
tra frettolose ombre che incutono paure,
sguardi minacciosi su facce scure,
brividi di freddo sudore.
Lupi tra lupi affamati,
rintanati negli appartamenti,
mai amici solo conoscenti,
egoisti appena nati.
Il buio di una notte piovigginosa
avvolge la nostra solitudine,
fa emergere la nostra inquietudine,
uccide la poesia, lacrima nera prosa.
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
Commenti (1)
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Antonella Modaffari Bartoli14 agosto 2012
In questa poesia si percepisce un profondo disagio del vivere al centro di una società egoista ed individualista. Il nemico è lì, dietro le finestre serrate, nascosto allo sguardo di chi ha un'ampia visione del vivere in modo autentico confrontandosi con gli altri, nel bene e nel male. "Il Male di vivere" di Eugenio Montale continua.

