Sembra che sia primavera
Giorgia Spurio
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Sembra che i petali corrano
tra le margherite e saltino via,
come foglie le gambe e il pensiero
oltre il silenzio e l’inverno che ancora
ghiaccia tra le tempie della notte
e le sue pallide vene oltre la pelle trasparente,
mentre i bimbi giocano a mani ed ombre
senza luce e senza mura.
Sembra che i figli tornino dall’ultimo giorno di scuola,
sembra che il sole voglia liberarsi da un incubo
e poi si sciolga come neve
e ritorni alla sua sposa,
lacrime di luna e di nuvola
per la rugiada dei sentieri di una fata
sul calar di una barca alla sera
come galleggiar con remi
sui mari delle mezze conoscenze.
Sembra che fuggano, come origami,
pieghe e pieghe di carta
diventata conigli e colomba, sembianza e fiaba,
e oltre l’orizzonte tra le vele e le bandiere
di un cielo che non sembra né di quel verde assorbito dal grigio
né di quel ceruleo che assorbe il fuoco o il fulmine nella tempesta,
e correranno ancora gli animali delle idee
tra le zampe oltre e ancora,
via tra il mondo dei cementi e le strade con le buche,
oltre, verso l’aurora di una stella
che ha tra le labbra le rose del mattino,
le stesse di quelle spine che pungono di rosso
il sangue che va a screziare l’intero soffitto.
E d’arancio la sua bronzea abbronzatura
la stella sembra lì pronta a raccogliere
i figli di un Morfeo dimenticato,
adagiato e stanco come su di una panca
senza armi né elmo,
uno sposo stremato dalle guerre del buio
e lì, sul germoglio della terra
posa mano alla sepoltura,
e per la dèa del cielo
ci saranno ancora fioriti i giardini,
perché –e ve lo dico in segreto e in silenzio-
dicono che è così che sbocciano,
ogni stella da un bocciolo,
ed è natalità dell’universo
così come la leggiadria
di un sol sussurro alla sera.
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