Torba
Lunabionda Valentina Di Caro
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Sterminata distesa ero
più vasta del raggio
del tuo stesso sguardo
nera torba incolta
che abbracciava l'orizzonte
come il mare, il cielo d'erba
...guardavi sperando
di scorgere il confine
ma non ha confine
ciò che non muore
desideroso
di possederne un grammo
cogliesti la zolla più vicina
comprimendola in un vasetto
della peggior fattura
e posatolo sul balconcino
del tuo villino di periferia
t'accontentasti del paradiso in serra
quando invece ti fu offerto
di viverlo in terra
compito arduo adesso il mio
ché mentre pensi d'avere
il tuo privato feudo conquistato
dovrò spiegarti che
libera proprietà ero
e libera adesso
germoglierò
per l'olfatto, la vista il gusto e il tatto
di chi ancora non so
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Commenti (2)
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rstorace23 marzo 2012
bellissimi versi che esprimono con dolcezza ma fermezza l'impossibilità di imprigionare ciò che nasce libero, mediante un geniale parallelo tra terra e persona... come la terra è di tutti nonostante gli uomini abbiano creato leggi su leggi per proteggere la proprietà privata così le persone sono libere di amare e stare con chi vogliono... spero di averla ben interpretata... contenuto pronfondo espresso in modo egregio
Francesco Rossi23 marzo 2012
Quante volte mi sono incantato innanzi a una torbiera e i versi poetati sono la nuda e smagliante prospettiva del colore della torba.

