Il Cavaliere degli Abruzzi
Mr Taarces Caifmonac
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E scorsi,
Dall'intimo d'un guardo,
Arboree nubi infisse
In cielo tardo;
E verdi mari, scorsi,
Arsi
Di vivide ametiste
E brune spoglie,
Erbacei lacci e spine storte,
E arbusti tristi
Avvòlti;
Andai, ne bevvi a sorsi.
Un sospiro lento
E audace
Fuor dal petto si distinse,
Freddo e stanco,
All'orizzonte accorse.
Lasso, tra due fuochi;
S'assuefece,
Linea di confine,
Ch'il sipario a me si chiuse,
E il tempo vinto,
Il fiato acceso,
Ed un'infida ombra a parlarmi del destino.
Piuma, lieve,
Tra lampi e gran tempeste,
Fui, immerso nella neve.
Spinto il passo,
Il piede audace,
Il corpo lasso,
Tra ibridi sentieri
Nella nebbia,
E il Sol che tace,
Morto ieri;
Or dorme il tasso,
E in aria nubi e pace
E neve in terra,
all'orizzonte,
Come sabbia,
Compattata dalle onde.
Mi muovo tra le fronde,
Cercando il vivo aulir di fauna e flora,
Ma non vedo ch'orli e sponde
Che s'abbracciano a le lande,
Ma non vidi mai finora,
Né d'istanza né d'altronde,
Neve a pizzo, affacciatasi dai monti:
E infine i verdi campi
Della giovin Ciociarìa
Mi si prestano davanti
(Tra silenzi e valli fónde
Il prato a diurni lampi),
Ed ingenuo me ne vado,
Fuso anch'io col mio destriero,
Discendendo giù dai fianchi,
Tra li boschi, forestiero,
Sotto il cuocere del cielo,
Fino ai pascoli e ai paesaggi,
Fin che luce porta i raggi
©
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Mr Taarces Caifmonac
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