La fiaba della palude

Fuggivi lo sguardo
nei timidi -passaggi
nel fumo negato di una sigaretta
a soffiarti il vento
tra i rami spogli
Di casa era il profumo
e lepre curiosa nel giardino
a cercare
di quella inevasa primavera i suoi perchè
Affondammo nelle acide sabbie mobili
nell'urlo della rabbia cieca del mattino
sfavorevole responso per il cuore
M'abbracciava musica d'affetto
e rara e cara melodia
palude per i miei occhi chiari
che nel conoscersi l'anima
gridò all'evento nuovo
seppur memoria certa dell'abbandono
Sapessi quanto è lungo il tempo
se ti chiedi
e il muto è la risposta
che non conosce spazi
Si compone a strati quel dolore
e copre il divenire d'ogni raggio
Nella fretta
il giorno di quel tempo
che nella tomba non voleva stare
cercava il vero dell'azione
Palude i miei passi lontani
perdendo ogni percorso che di luce fosse
ad assemblar candele
con le teste dei cerini
Palude il prima e il dopo
e l'attimo che mi aveva arso
Ma io respiro ancora
tra gli odori della mia terra
nei giorni che il vento non porta sabbia
Quando nel caldo tepore di una rosa
sorseggio l'acqua chiara della fonte
...e mi ritraggo
dove a ritrarsi è il passo
che annuncia il nulla
perché di quella tomba
io sono già morta
Questa è la storia
e le mani
tutto il resto è fiume
©
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L'autore
Veitla
Sono nata in umbria, vivo da moltissimi anni a Roma. Nella poesia ho trovato quelle cose che nella vita di tutti i giorni sembravano dimenticanze. Non ho studi scolastici importanti...ma gli esami continuano, vivendo...
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