Io ero come la notte
Stefano Drakul Canepa
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brevi rovine
albe abbandonate
alle mie notti
Certo, le mie uniche note erano neve,
gelo leggero che dal cielo finiva sul tuo corpo
e accarezzava silenzi e brevi sogni,
spore da sussurrare e predire alle promesse del sole.
Certo, le mie albe erano piccole danze,
cose da nulla che la notte lasciava e riprendeva
nel suo cammino sempre incerto e sempre buio.
Io ero come la notte, nascosta alle tue stelle.
Perché io amavo nascondermi e rubare amore,
vivere delle mie incertezze fra le cose che il mattino
abbandonava e poi riprendeva a delirio
quando le ombre tornavano negli sguardi di vespro.
Non sarò mai un pupazzo inanimato che semina cuori
e torbe di plastica di un mondo già sentito
fatto a misura dei luoghi lontani e affollati
fra pomeriggi troppo perfetti per sentire il dolore.
Certo, la mia stanza è una rovina di sale,
e le mie preghiere un mare recitato ad un Dio
che è sparito dalle onde fragili per sognare un vento.
La neve è sciolta sulle fiamme nude di un inferno.
Troppo timido per amare, per ascoltare le lune del cuore,
io sono la notte che hai abbandonato alle sue stelle.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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EnzoL1 aprile 2012
uno scrivere e tessere con eleganza, questo spesso mi colpisce di questo bravo autore, in queste immagini d'amore mi colpisce anche l'uso (e non solo in questa) di versi distesi, lunghi, di non facile esecuzione sapiente armonia e ritmo, complimenti

