Scura e bianca
Giorgia Spurio
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Delicata... soffice...
-fermati-
Potrebbero di vento gelarsi le ciglia,
potrebbe bloccarsi il tempo,
e l’infarto delle stagioni incartocciarsi
come secche quelle mani come le foglie.
Scura... e bianca...
-fermati-
Come di un sospiro,
l’alone sul finestrino,
la tua firma sulla schiena
della mia anima
come un’autovettura,
e il cielo decomporsi
in migliaia di petali
per anni di fiori sconosciuti
per mondi senza confine.
Rossa... e azzurra...
-fermati-
Come di un errore,
in un gioco senza ferite,
come di un buio
che nell’inerzia ha la lampadina,
come di un nome che l’ora
non fa in tempo a chiamarlo
per un minuto che è già giorno.
Per un urlo... tacito,
che tu non sappia mai la sua voce,
tra le notti,
quante volte ho invocato i tuoi colori,
e pregato senza parole,
e la lingua balbettava tra i denti
Padre Nostro
per i caduti di ogni dannazione...
E tu mi dicevi che io non credevo in Dio...
Ed io ti rispondevo...
Che non credevo nell’uomo...
È un silenzio giallo,
l’alba senza il sole
tra il velo di un capello,
quello di una trasparente incognita
tra le primavere e la pioggia.
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Giorgia Spurio
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