Er coraggio
Quann’ero pischelletto me pareva
d’ave’ vinto chissà quale battaja
perché senza fa’ a botte, la marmaja
de li bulletti della scola aveva
de me rispetto come si capito
avessero che mejo sta’ lontani
era da me si arza’ le mano o ‘n dito
quarcuno se penzava. Omo e anziano
quanti scoji e buroni ho superato
cor coraggio e la tigna; ma da vecchio
de fronte ai mali che Dio m’ha mannato
ho messo li cojoni drent’a ‘n zecchio
e a fa’ er crestoso ho puro rinunciato
pe’ avecce er tempo de prega’ parecchio
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Francesco Rossi9 aprile 2012
Il romanesco genere che a me piace molto versi deliziosi. Lettura che ben concilia l'allegria.
