Il burattino felice
Luca Ciolfi
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Dov'ero sdraiato neppur ricordo,
forse sul dorso della vita
ad arrostire i miei vizi.
Soppiatto m'apparve, senz'alcuna licenza
un'ombra leggera, nascosta,
ma non sospetta d'equivoci fini.
Per man mi prende, mi stacca
dal suolo donde sudavo, grondavo
d'un sangue vano ch'io neppur
sentivo più mio.
Da lontano mi ride, mi desta;
m'assale un crescendo di vita, di miele,
d'inedito è il senso sulla pelle mia ora.
D'uno sguardo ceruleo si smalta
il cuor mio, che ti sfiora,
che ti sfiora.
Lungi le inezie, le gore del pianto
dov'alloga un lamento affogato, mesto ricordo
di un remoto passato.
Ma fermo ora, non andar oltre ciò che ti duole,
non toccar ancora i nervi scoperti.
Sarà ch'io m'illudo sovente,
ma non recider proprio ora il cordone
donde mi nutro, mi sazio, m'acquieto.
Ormai non è che per l'amor tuo
che ai miei occhi il sole
ancor si mantiene.
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Luca Ciolfi
Commenti (1)
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Libera Mastropaolo16 aprile 2012
Bella la tua poesia. Non bisognerebbe mai, però, dipendere dall'altro in amore perchè, come dal titolo,, non si è più persona ma burattino, anche se felice. No, un uomo e una donna sono creature dello stesso creatore, della stessa materia, con stessi diritti e doveri. Bisogna lottare per non essere meno dell'altro o dell'altra.
