In dono di follia
Stefano Drakul Canepa
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un cuore nero
vive notti antiche
fra le nuvole
In stato di grazia non penso più
a tutti gli errori ed ai dolori che stringevo
fra le pieghe di un fiume semplice,
fra le pene di una pietra che batteva nero.
In dono di follia non sento più
le febbri che bruciavano fino a tarda sera,
i calori indotti al nulla da una primavera fragile
che mente germogli per non cullare doglie
e non è un ricordo che può fare male
se il maestrale taglia la pelle appena
sopra al seno dove le pieghe nere
nascondono un errore ed una malata pena.
In fragile discordia non mento mai
ed il veleno che scorre come un fiume
non può far male al cuore e volo sempre
verso le lune, nude come un cielo senza nuvole.
In dono di morte non vivo più,
se non per una piega e un segno, di dolore.
©
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Stefano Drakul Canepa
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