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Introspezione 17 aprile 2012 · lettura 3 min · 2320 letture

Comme l’oiselet

Jeannine Gérard 492 poesie pubblicate
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~ * ~ Là, au seuil de l’errance, égarée dans la solitude, enveloppée dans un manteau d'apathie, déshabillée de tous mes songes j'agis comme une ombre. De pierre en pierre, le silence recouvert de mutisme accompagne mes pas. Et dans les méandres du jour, avec lenteur, me soutenant toute seule, je me décourage chaque heure davantage. La terre a vidé de son sens la clarté et moi, je frémis! Pourquoi suis- je faite ainsi? Oh! Ces tourments... Sont- ils nécessaires pour me faire désirer le pire. Et pourtant, ce besoin de survivre au désespoir. Et je marche ainsi avec au cœur un fardeau d’amertume cherchant quelque part le bonheur d’antan. Je ne peux chasser cette chimère de mon esprit. Je cherche alors… et me souviens! Et ma langue déglutit le passé de quand, d’un pas tranquille, j’affrontais tous les dangers. Je traversais les cataractes légère et agile comme l’oiselet qui chante le soleil, le printemps et l’amour. Ce petit être est plus organisé que moi qui ne sais chanter aujourd’hui que la douleur et le désespoir. Hélas, je ne suis plus rien. Seule une silhouette qui se profile sur chaque bouffée d’aurore où végète le froid, sur mes refuges détruits, sur l’absence sans désir, sur la solitude nue, projetant d’ hautes ombres qui oscillent, agitées par la lumière finissante et tremblante du couchant aux couleurs de révolte et de soif. . ~ * ~~ * ~~ * ~ . Come l'uccellino . Là, alla soglia dell'erranza, smarrita nella solitudine, avvolta in un manto di apatia, spogliata da tutti i miei sogni, agisco come un'ombra. Di pietra in pietra... il silenzio ricoperto di mutismo accompagna i miei passi. E nei meandri del giorno con lentezza, sostenendomi tutta sola, mi scoraggio oltre ogni ora. La terra ha svuotato del suo senso lo splendore. E io, rabbrividisco! Perché sono fatta così? Oh, questi tormenti... Sono necessari per farmi desiderare il peggio. E tuttavia questo bisogno di sopravvivere alla disperazione. E cammino così con nel cuore un fardello di amarezza cercando altrove la felicità di un tempo. Non posso cacciare questa chimera dalla mente. Cerco allora... e mi ricordo! Di quando d'un passo tranquillo... affrontavo i pericoli. Attraversavo le cateratte leggera e agile come l'uccellino che canta il sole, la primavera e l’amore. Questo piccolo essere è più organizzato di me che non so cantare oggi che dolore e disperazione. Ahimè, non sono più niente. Solo una sagoma che si staglia su ogni follata d'aurora dove vegeta il freddo, sui miei rifugi distrutti, sull'assenza senza desiderio, sulla solitudine nuda, proiettando ombre alte che oscillano mosse dalla luce morente e tremante del tramonto dai colori di ribellione e di sete. ~ * ~
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Jeannine Gérard
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