Assurdi temporali
Antonio Filippelli
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Dardi d’invidia
scagliamo sul marciapiede
di fronte,
quell’uomo pieno di cose
passa fiero, felice,
balzelli par fare da un raggio
all’altro d’un sole tutto suo.
Folgore d’odio
plasmiamo incessanti
per chi ci nascose il cuore,
anche solo con un fazzoletto,
per chi ci mostrò il profilo peggiore,
anche solo per pochi istanti,
dandoci fiori in mano, a volte,
con spine violente sul gambo.
Tuoni e lampi
di intolleranza
alla fermata del tram,
non deglutire affatto
quel figuro nero, alto, non italiano,
che aspetta e fa finta
di non capire il disprezzo
gettatogli come ossa ad un cane,
da mordicchiare nelle notti insonni,
quelle in cui cerca di dormire
ma delle quali respira ogni istante
pensando al viaggio disperato,
ai pochi soldi, agli schiaffi,
ad un lavoro che distrugge il corpo
e lascia vuote tasche e speranze.
Dardi, folgore, tuoni, lampi.
Un temporale assurdo
che riempie ancora oggi
cieli d’ogni vita, d’ogni uomo.
Vi son cieli
con meno nuvole,
con pioggia meno fitta,
con lampi meno accecanti,
con tuoni che han voce più gentile,
ma son pur sempre cieli
con assenza di sole, di luce,
con raggi essenziali
che si perdono dietro muri
di spesse coltri.
©
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L'autore
Antonio Filippelli
Commenti (1)
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antonio alberto fiorino21 aprile 2012
Un tema quello dell'intolleranza e delle differenze umane molto complesso e attuale che lascia spazio ad ampie riflessioni... lirica ottimamente espressa nel suo contenuto di iniziare un cammino, pur se difficile, di rinnovamento verso il mondo per il mondo e per gli uomini tutti... molto bella

