Marina la pazza
Marina camminava sui tetti
e da lì sognava il suo mondo
capricci sorrisi e silenzi
lontana da bambole e nastri
Marina scriveva poesie
dipingeva, suonava e cantava
Marina si affacciava alla vita
come le mimose in primavera
Marina si ammirava allo specchio
e amava se stessa e nient’altro
Marina giocava da sola
con sangue, pasticche e dolore
Marina non vedeva la luce
sebbene accecata dal sole
la sua gioventù era muta
uno straccio da calpestare
Sedici anni son pochi davvero
ma sono tutto ciò che ha avuto,
la sua rabbia e il dolore in un tocco svaniti
nel suo sangue riverso su un ultimo sogno
Marina è volata su in cielo
è una stella che brilla lontano
ha lasciato il suo specchio a urlare
le parole che nessuno ha ascoltato
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
v
vinfra4721 aprile 2012
sei proprio sicura che molti di noi non vorrebbero essere stati o essere marina? lei almeno ha vissuto il suo tempo, forse male, ma ora secondo te è nel firmamento. noi invece siamo ancora qui nello sterco a dannarci l'anima. complimenti per quello che questa lirica sottende.