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Impressioni 22 aprile 2012 · lettura 1 min · 3342 letture

Il mio malanno

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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Eppure a fine gennaio era tornato a soleggiare prima che la vecchia vite si risvegliasse a ricordarmi che l’inverno si avviava ormai al suo tramonto. Ma il mio malanno va oltre l’orizzonte quando s’ode il crepitio dietro la schiena a dirmi con un brivido ch’è ora di chiuder la finestra…
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Rasimaco

unaquaeque hora inveniat te pingentem aeternitatem

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Commenti (3)

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aspide22 aprile 2012

Anche qui, come un motivo di fondo irrinunciabile, il Poeta si concentra sul "male di vivere", tracciando una parabola della vita attraverso la metafora della vite. Questa esistenziale sofferenza lo porta per un attimo a paragonarsi ad una vecchia vite che si risveglia appena appare un barbaglio di sole pur invernale, che sta per lei a significare un prossimo risveglio e un fioritura nell'imminente buona stagione. Ma il paragone con la vite cede a questo punto ed appare la consapevolezza, amara e pur mantenuta in una mesta rassegnazione, che il malanno dell'uomo "va oltre l'orizzonte". E s'avverte il brivido "ch'è ora di chiuder la finestra..." Un canto che, nel suo acre pessimismo, riesce ad illuminarsi con la luce della Poesia.

rita iacobone23 aprile 2012

Inevitabile ad un certo punto della propria vita, un rendiconto del nostro operato, ma anche se si chiude la finestra... continuare a sperare nel domani benigno,è d'obbligo. Versi belli concisi ed efficaci

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hy ju23 aprile 2012

Non v'è stagione che possa far scomparire la nostra umana fragilità. Anche nella più favorevole delle condizioni, qualcosa ci rammenta sempre ciò che siamo.