Dopo la rabbia
Asciuga queste mie lacrime
con ragnatela imbatuffolata
zittiscimi sussurrandomi baci
perché non servono altre parole.
Appoggia le tue labbra umide
là, dove la pelle si è screpolata
con lingua molle tampona e ricuci
cosi che le piaghe possan guarire.
Riprendi quel che è stato interrotto
da frasi astiose che con artigli ci lacerano
riavviati lungo il filo corrotto
che maliziose, le mani riavvolgono.
Ammanta le mie insicurezze
coi tuoi velluti che allo strappo resistono
sopprimi con sapienti carezze
gli interrogativi che di dubbi si nutrono.
Rinchiuso nella luce soffusa
che ha il colore dei pizzi e annuvola aromi
il cuore deliziato sorseggia
il succo che gocciola dopo la rabbia,
poi esplode in tempesta confusa
che filtra i suoi vizi e li trasforma in richiami
offrendosi, cosi come la spiaggia
che pur se la soffoca rivuol la sua sabbia.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
angelo cora2 maggio 2012
Colgo tra queste splendide note, una rabbia fuggita, e quel intenso profondo, richiamo alla piacevole danza d' amore - D'arcobaleno colori, dopo oscura tempesta - Molto piaciuta condivisa, apprezzata - Brava --
