Io voglio Urlar che t'amo
E mi scoppia nel cuore
questa voglia d’urlare!
Così lacerata di ferite
reclami l’attenzione
dei figli irrispettosi
e la pietà di degli altri.
E che cos’è attenzione
se non una parola
sovente vuota
di significato?
E non pietà è dovuta
a chi ci ha generato
e ci ha nutriti:
non la pietà
ché umilia!
Amore le si deve
enorme e puro
come quello degli alberi
o degli orsi.
Sviscerato e giocoso
come l’amor dell’ape.
Attonito e convinto
come quello del bruco
che vive di risurrezioni.
Come quello dell’uomo
dei primordi.
Amarti, Madre, è come
succhiar latte da seni inesauribili,
è come riscaldarsi alla fiamma perenne,
è rispettare il tuo discernimento
ch’altro non vuole
se non condivisione.
Ah Terra! Eterna Madre!
Quanto t’amo!
🌐
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B
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (2)
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Giuseppe Monteleone6 maggio 2012
Un urlo d'amore che bisogna ascoltare e far rimbalzare in ogni dove... ne va della nostra sopravvivenza... condivido l'urlata...
S
Sabrina Balbinetti6 maggio 2012
Non ho scritto ancora una poesia dedicata a mia madre perché avevo paura di cadere nella banalità e soprattutto che non fosse all'altezza della grande parola racchiusa in cinque lettere. Tu, Ben, le parole le hai trovate e ti ammiro e ti stimo per ciò che hai saputo trasmettere.
