Io e il mio fiato mancato
È un dolore il mio
che sale dal petto
scivola dalla presa dei denti
e si ferma a pesar sul respiro
fino a coprirmi
come fosse un lenzuolo
poggiato sul mio vuoto
come un morso incessante
che sovrasta la ragione
o un fiato mancato
che crede ch’io possa esser voce
che crede ancora
ch’io possa essere quel verbo sfamato
quel sussulto
quel brivido ignoto
ormai dimenticato
tra rivoli di sale
sul mio volto squamato
io
che aspetto d’esser falciato
come onda di grano tagliato
strappato al vento dei sogni
io legato alla mia anima lenta
all’indifferenza dei miei giorni
su cui appoggio le mani
sostenendo
il mio equilibrio instabile
io riemerso da un mare di fango
ma solo per veder affondare il pensiero
refuso dal mio corpo distante.
©
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L'autore
Turan
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