Due corpi in corsa

Voglio chiamarlo amore
quell’affanno
che ci prende e ci assapora
quel palpito
assente da questo mondo
dove tutto scompare
e si rigenera
sulla tua pelle ansiosa
voglio chiamarlo amore
questo desiderio sfrontato
il solletico che fa la lingua
quando si confonde
tra i brividi di una parola sussurrata
e il sapore del suo percorso indecente
sull’umido
di due corpi in corsa
quando l’inerzia
della ragione assente
fa un patto con il fiato
perché resista
fino allo schianto
fino a dove si erge
l’ultimo senso
fino a che non muoia
l’ardore dentro a un grembo
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L'autore
Turan
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