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Introspezione 18 maggio 2012 · lettura 2 min · 2881 letture

Eunoè

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Fausto 20 poesie pubblicate
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Votati sgridi al nero tendono i tigli, sulla fronte balzano come sulla prua capelli che imitano lo schiaffo è dunque nel giuoco delle costole che sbroccati dalla terra come vasi sanguigni, amano sapersi simili a Dei, scaricati in terra. All’altro, nel folto delle nostre spalle curvo senz’altro come a detta del torso, il grembiale gli si accende appena in terra con l’anima in pasta ovunque, sia il cielo passato storto sopra un volto lungo di nuvole, sono, ne convengo, a cavallo delle mie palpebre e il tuo passo lasciato a spiazzare le dalie. “cocciniglia”suggerisce e a me par dolce, “agisce con somma di bocche” (mia madre accompagna la sua, sbottonata) “…e con un solo intento” che sembrasi il tiglio scontrato con un suo pari, “snudare, l’anima sguainare come ferro antico, stoico.” Una lingua si scusa ora di strada, il tiglio nereggia in questione, forse indisposto, pare nel totale sfuggire come una correzione a penna, è più facile pensarti non ancora nata che col debito degl’arti, moroso più del dettare il dolore convincerci che nella preghiera sta la cura di ogni malattia e se ti dicessi che siede nella memoria… lascia che i tuoi occhi svernino da quel taglio! È leggero di braccia il tiglio ora che il vecchio ha raccolto acqua e carne in un fazzoletto leso ai piedi, non ci si spoglia dei vestiti ma della pelle “più sotto delle arterie…” aggiungi schierando le spalle al sole. Raccolte cupe le teste degli attrezzi, spazzolati i capelli “in serata tornerò a raccogliere il resto…”, la giornata si ritira dimenticavo, la memoria… è nella memoria del bene madre che siede la guarigione “…quel che sono stata, appunto, figliolo!” quel che è stato siamo e saremo madre
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Fausto
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